27/12/2005


Codacons in lite, Pavia denuncia Milano
La sede cittadina critica una petizione elettorale e viene commissariata
Ambrosini fonda una nuova associazione con il Movimento consumatori. Lettere con richieste di chiarimento sono state inviate alla direzione romana

Di Donatella Zorzetto


PAVIA. Un carteggio iniziato nel 2004, in occasione delle elezioni europee, carteggio che si è concluso con il commissariamento della sede Condacons di Pavia e ora la decisione, da parte dell'ex presidente di quella sede, di sporgere denuncia per diffamazione, con richiesta di risarcimento danni, nei confronti del Codacons di Milano. Nel frattempo lo stesso Ambrosini ha fondato un altro sportello, l"'M.C.P.", affiliato al Movimento diritti consumatori. "E' una vicenda che ha lasciato il segno - spiega Ambrosini - Ma già la nuova associazione sta ottenendo ottimi risultati". E' stata l'avventura elettorale a incendiare gli animi. In quell'occasione il Codacons Milano organizzò il Comitato Forzacodacons, con un invito inoltrato anche ad Ambrosini: "Raccogliere firme, cosa diversa dal voto, anche per non farci fare una brutta figura". In quella lettera il comitato formato da Rienzi, Donzelli e Ursini, tra le altre cose scriveva di aver deciso di "assegnare alle sedi un obiettivo minimo di firme autenticate da raccogliere entro il 15 aprile (era il 31 marzo ndr)". Aggiungendo: "Le sedi che non raggiungeranno almeno questo minimo obiettivo saranno automaticamente commissariate e accorpate ad altre sedi vicine". E precisando: "Nella sede della Lombardia rischiamo di cadere se non raggiungiamo l'obiettivo minimo di 3 mila firme. In particolare nella tua città (Pavia ndr) e tu personalmente, dovrai raccogliere almeno 150 firme. Abbiamo già stanziato 100 euro al giorno per ogni banchetto che raggiunga il minimo di 100 firme, sicchè nemmeno è possibile lamentare l'insufficienza dei mezzi". Non è piaciuta affatto questa lettera ad Ambrosini. Ne sono seguite telefonate accese, una comunicazione al Codacons di Roma, al collegio dei probiviri e per conoscenza a Donzelli, presidente nazionale Nord Codacons. Lettera, del 21 maggio scorso, in cui rimarcava il fatto che "dal febbraio 2005 dal sito regionale Codacons era stato rimosso ogni riferimento alla sezione di Pavia", e che "le richieste di chiarimenti rivolte a Donzelli non hanno dato esito". Inoltre un'altra missiva, datata 20 giugno, è stata inviata a Roma e a Donzelli. "Non ho mai messo in discussione la mia apprtenenza all'associazione e ciò è provato dall'impegno profuso per incrementare gli iscritti e pubblicizzare la sede Codacons di Pavia - ha sottolineato Ambrosini - Nel periodo precedente alle elezioni europee ho manifestato chiaramente il mio dissenso dall'iniziativa di presentare un partito alle consultazioni ritenendo che il dissenso non sarebbe sanzionato ma rappresentasse la libera espressione anche all'associato. Invece sono stato verbalmente aggredito per il solo fatto di aver manifestato le mie perpressità. Peraltro mi sono comunque fatto carico della raccolta di firme". Ambrosini ha concluso con la constatazione di aver riscontrato nei vertici milanesi "un comportamento privo di fondamento e soprattutto contrario allo spirito di libertà e tutela dei diritti, in primo luogo la libertà di pensiero, che dovrebbe essere a fondamento dell'associazione". Va registrata, in questo clima di difficoltà di rapporti, una lettera, questa volta inviata da Donzelli ad Ambrosini, lettera che porta la data del 26 maggio scorso. Nella quale il presidente nazionale Nord Codacons rimarca: "Gravi minacce rivolte all'associazione hanno rotto quegli aspetti di fiducia e buoni rapporti tra voi e la sede nazionale". "Ciò posto - prosegue - non possiamo sottoporre a conferma del comitato esecutivo la vostra sede. Ciò nondimeno, vi ho già dato la mia disponibilità per ricevervi e discutere del vostro squallido "modus" adoperato in occasione delle elezioni europee, per riflettere sulle vostre eventuali scuse che non sono state mai comunque significate". Ormai i rapporti erano inquinati, e la sede di Pavia praticamente cancellata, nonostante - aveva ribadito il rappresentante cittadino - "le numerose richieste da parte di amministrazioni comunali, di stipulare convenzioni per la tutela degli interessi dei loro residenti, richieste avanzate anche dalle associazioni sindacali". Ambrosini non usa mezzi termini: "Hanno adoperato il Codacons come trampolino di lancio per far politica - dice - Intendo presentare denuncia per diffamazione e richiesta di risarcimento danni, perchè ritengo che un'assocciazione seria avrebbe dovuto motivare per tempo la chiusura della sede di Pavia. Invece noi siamo andati avanti a garantire per conto del Codacons servizi di assistenza legale e consulenza tecnica a tutti gli associati. Dopo le feste convocheremo gli ex associati per chiarire come muoverci sul piano legale".

 


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