Consumatori, 47 milioni  di euro per fare da anti-Stato

Votate alla difesa del consumatore: agguerrite, preparate, specializzate; capaci di minacciare cause contro tutto e tutti. Le associazioni dei consumatori, i cani da guardia nel mercato dei beni e servizi, per difendere il cittadino che si barcamena tra beni e servizi non guardano in faccia a nessuno. Tranne che allo Stato. Perché da Roma le associazioni sono massicciamente finanziate.

FINANZIAMENTI A PIOGGIA
Eccola un’altra casta. Diversa, ma sempre casta: 47,7 milioni di euro in cinque anni, distribuiti a pioggia a partire da gennaio 2003, da quando alle associazioni va parte del ricavato delle multe dell’antitrust. Le società sbagliano, l’Authority le punisce e quei soldi che dovrebbero andare allo Stato vanno alle associazioni dei consumatori. Cioè quelle sigle che dal 1998 fanno parte del Cncu (consiglio nazionale dei consumatori e utenti, che ha sede presso il ministero dello Sviluppo economico). Fino all’80-85% dei bilanci delle associazioni, secondo una ricerca del Sole24Ore, sono garantiti dal denaro pubblico. «In queste condizioni - ha dichiarato Palo Martinello, presidente di Altroconsumo - è difficile contestare le scelte di governo o regioni. Così si rischia di diventare la foglia di fico delle amministrazioni». Quindi la domanda è immediata: ma se i soldi li prendono dallo Stato, come faranno a fare azioni e operazioni contro tutto quello che lo Stato controlla come Poste, servizi idrici, ferrovie, smaltimento, gestione rifiuti?

UN PROGETTO PER TUTTI
I soldi pubblici servono a finanziare molte cose, sostengono i vertici delle associazioni. Quali? Siamo andati a leggere i documenti dei finanziamenti dei progetti delle associazioni del 2005 per avere un’idea. Ne abbiamo trovati 27 e la prima cosa strana è che praticamente tutti hanno un contributo standard: mezzo milione di euro. E così, a prescindere dal lavoro svolto, tutti finiscono col portare a casa la stessa cifra (12 milioni nel solo 2005). Non ci dev’essere grande comunicazione tra le varie associazioni, poi, se in un anno tre progetti diversi hanno avuto però lo stesso contenuto: la lettura delle etichette. Un milione e mezzo di euro, quindi, per insegnare a leggere. Ma i soldi basta averli, se è vero che Carlo Rienzi, presidente del Codacons ha dichiarato all’Espresso: «Stare nel Cncu non serve a niente. È una scatola per dare soldi. E per fortuna li dà».

LE ISCRIZIONI FALSE
I consumatori insegnano a non fidarsi di nessuno. Seguendo questa logica non bisognerebbe farlo neanche con loro. E forse non sarebbe poi tanto sbagliato. «Gran parte degli iscritti sono falsi», ammettono gli stessi presidenti. Tanto nessuno controlla. Così si deduce che i 300mila iscritti spacciati da qualcuno, i 100mila da qualcun altro e così via, siano solo numeri in libertà, con buona pace della tanto invocata trasparenza.

GLI INTRECCI CON LA POLITICA
Molte sigle sono nate e cresciute all’ombra di poteri politico-sindacali: Federconsumatori è strettamente legata alla Cgil, mentre Adiconsum e Adoc rispettivamente alla Cisl e Uil. Il movimento Arci ha la sua organizzazione «personale» nel Movimento consumatori, mentre la Lega consumatori è collegata alle Acli. Ma c’è anche chi ha giocato la carta della politica pura: dal Codacons è nata la Lista Consumatori, che alle politiche del 2006 riuscì a far eleggere in Calabria addirittura un senatore, Pietro Fuda. Il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, è tutt’ora in parlamento, senatore dell’Italia dei Valori e personaggio ammiccante all’antipolitica visto che ha in programma l’uscita di un libro La Repubblica delle banche, con introduzione di Beppe Grillo. Di centrodestra è la «Casa del consumatore», il cui presidente Alessandro Fede Pellone è un ex consigliere lombardo di Forza Italia. Era collaboratore del ministro Livia Turco, Stefano Inglese, ex presidente del Tribunale dei diritti del malato e legato a Cittadinanzattiva, mentre Donatella Poretti dagli uffici dell’Aduc è passata direttamente agli scranni di Montecitorio, nelle file della Rosa del Pugno. Infine Mara Colla, già sindaco socialista di Parma, eletta alle scorse elezioni regionali con l’Ulivo, continua a tenersi stretta la presidenza della Confconsumatori. Alla faccia della libertà.

#1 l'araba fenice (6) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 19:51 scrive:
mi piacerebbe ascoltare domani alla radio che dira' la signora falcetti in "istruzioni per l'uso". Certo Il grande Rienzi che ha da bacchettare tutto e tutti non so se avra' il coraggio di parlare in trasmissine!!!!!!!!!! per un po' si dara' assente
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#2 Ailuros (54) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 15:15 scrive:
Tagliare la Codacons. Tagliare gli sprechi. Cancellare la casta.
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#3 gbsirio_1962 (19) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 12:55 scrive:
togliamo i finanziamenti a queste associazioni e facciamoci direttamente proteggere da "Confcommercio" !!!
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#4 Corsaro (101) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 12:38 scrive:
Che aspettiamo a chiudere i finanziamenti ? Certo che l0Italia è ilmpaese dei furbi. Mandiamoli a lavorare.
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#5 Anty02 (126) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 12:35 scrive:
Il modo di agire delle associazioni dei consumatori è speculare a quello dei sindacati. Associazioni costituite da persone che non si preoccupano affatto degli interessi dei propri iscritti, anzi attraverso una dialettica demagogica e senza scrupoli ,creano tensioni tra le forze produttive e i cittadini per perseguire unicamente i propi scopi che consistono nell'occupare posti pubblici di rilievo ed incassare denaro senza lavorare.

Rienzi, il don Chisciotte con lo stipendio da re

Il suo sogno, disse una volta, era mettere in difficoltà la politica.
C’è riuscito, Carlo Rienzi, e forse ci riuscirà ancora. C’è riuscito anche se non è stato in grado di rinunciare all’idea di diventare un politico. C’ha provato, ma non ce l’ha fatta ad arrivare in parlamento. Così è ritornato alle vecchie passioni da guastatore.
Contro la destra, contro la sinistra, contro tutti. Il presidente del Codacons è personaggio tutto italiano. Finito sul Catalogo dei Viventi di Giorgio dell’Arti con un ritrattino che è tutto un programma: «Rienzi ha denunciato il ministero delle Comunicazioni (ai tempi di Totò Cardinale) per lo scandalo dei numeri erotici, la Sisal per gioco d'azzardo, i vigili che non multano i ragazzi senza casco per omissioni di atti d'ufficio. Si è anche autodenunciato all'ordine degli avvocati, “per far pagare ai miei clienti meno della tariffa minima”». È così che è diventato qualcuno: protagonista di talk show e personaggio pubblico.
S’è scagliato dritto contro l’ex viceministro Visco e l’Agenzia delle entrate per la storia dei redditi on-line. Nessuno ha pubblicato il suo che è piuttosto interessante: 303mila euro lordi nel 2005. Non male per l’avvocato che voleva farsi pagare con il minimo dei minimi.
A leggere ancora il Catalogo dei viventi si scopre anche che «la lista dei nemici è lunga e imprevedibile: Tex Willer (“fumava sempre, così ho denunciato l'editore. Mi telefonò Bonelli indignato”), Anna Oxa (“mostrò lo slip al festival di Sanremo: c'era la marca! Fu il primo caso di pubblicità occulta”). Talvolta gioca per sé, come quando per cacciare gli storni costrinse il Comune di Roma a potare gli alberi di viale delle Milizie, dove ha lo studio».
#1 cantastorie (574) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 17:04 scrive:
Un altro che se ne approfitta della bontà degli Italiani....mandatelo a lavorare...
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#2 Franco38 (5) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 10:33 scrive:
Voglio aggiungere il mio pensiero all'argomento. Questi signori Rienzi, Trefiletti, e quello ben noto della ADUSBEF Lannutti ora deputato a sinistra (te pareva) che sono così enfaticamente ciecamente contro forme organizzate come le banche, per esempio (nessuna difesa d'uffico alle banche da parte mia). Si sono schierati contro le banche nella vicenda tuttora irrisolta dell'infame azione della nazione argentina per non restituire i soldi loro prestati. L'argentina, come noto, ha ricchezze senza fine di petrolio, minerali di ogni tipo, agricoltura, bestiame, mentre noi italiani siamo carenti di tutto questo ben di Dio. Queste associazioni, aiutate grandemente dalle forze di sinistra, hanno fatto sì che si creasse qui in Italia la più completa confusione su tutta la meteria obbligazioni argentina. Tutto questo appunto con anche il comportamento inqualificabile di personaggi come Giorgio Bnvenuto, con la proposta di leggi del tutto impossibili. Molto bene porre all'attenzione l'argomento.
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#3 aldrus (69) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 10:31 scrive:
Questa notizia è la conferma ai miei sospetti. Ma non è il solo.

 


n. 179 del 2008-07-29 pagina 2

Cinque euro, come per la lotteria Italia Ma il premio è dieci volte inferiore
di Redazione

 

Il dodici giugno scorso è stato il giorno dell’estrazione della prima, ufficiale, «lotteria del consumatore». Il possessore del biglietto «D 55375», venduto a Seveso (Milano), si è aggiudicato mezzo milione di euro, primo premio della lotteria organizzata da Codacons, Adoc, Adusbef e Federconsumatori.
Dalle consulenze alle pubblicazioni, dagli eventi con buffet alle comparsate sempre più frequenti tra i salotti tv e studi di registrazione di trasmissioni radiofoniche, ora le associazioni a difesa dei diritti dei consumatori si buttano anche sui giochi a premi. Tutto fa brodo, pur di far parlare di sé. L’unico neo è che il premio della prima lotteria organizzata da associazioni dei consumatori, le prime assegnatarie da parte delle competenti Commissioni di Camera e Senato, nonché del ministero delle Finanze e Monopoli di Stato, di una delle Lotterie Nazionali, sia piuttosto scarso rispetto al costo del biglietto. Allo stesso prezzo la pur passata di moda lotteria delle befana dava premi dieci volte più consistenti (5 milioni di euro). Sarà contento almeno il fortunato consumatore di aver contribuito, con il suo biglietto, al finanziamento di una campagna di informazione sulla guida sicura.

 

#1 mittler (342) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 19:15 scrive:
Una volta per tutte basta soldi pubblici a strutture non produttive. Basta finanziamento all'editoria; se gli italiani non compreno i giornali evidentemente è colpa della bassa qualità di quest'ultimi. Non è più possibile pagare stipendi d'oro a direttori ed editorialisti fini a se stessi. Cambiln lavoro: c'è tanto da fare in fabbrica ed in campagna, approfitittatene prima che gli extracomunitari arraffino tutto!
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#2 Corsaro (101) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 13:05 scrive:
GOVERBANTI, per favore Aboliamo le sovvenzioni a tutti, sono soldi nostri, sudore e sangue nostro.In caso contrario ci confermate che siete i favoreggiatori e i complici di questi furbetti, e che di noi non ve ne frega nulla. Corsaro

 


n. 179 del 2008-07-29 pagina 2

Cinque euro, come per la lotteria Italia Ma il premio è dieci volte inferiore
di Redazione

 

Il dodici giugno scorso è stato il giorno dell’estrazione della prima, ufficiale, «lotteria del consumatore». Il possessore del biglietto «D 55375», venduto a Seveso (Milano), si è aggiudicato mezzo milione di euro, primo premio della lotteria organizzata da Codacons, Adoc, Adusbef e Federconsumatori.
Dalle consulenze alle pubblicazioni, dagli eventi con buffet alle comparsate sempre più frequenti tra i salotti tv e studi di registrazione di trasmissioni radiofoniche, ora le associazioni a difesa dei diritti dei consumatori si buttano anche sui giochi a premi. Tutto fa brodo, pur di far parlare di sé. L’unico neo è che il premio della prima lotteria organizzata da associazioni dei consumatori, le prime assegnatarie da parte delle competenti Commissioni di Camera e Senato, nonché del ministero delle Finanze e Monopoli di Stato, di una delle Lotterie Nazionali, sia piuttosto scarso rispetto al costo del biglietto. Allo stesso prezzo la pur passata di moda lotteria delle befana dava premi dieci volte più consistenti (5 milioni di euro). Sarà contento almeno il fortunato consumatore di aver contribuito, con il suo biglietto, al finanziamento di una campagna di informazione sulla guida sicura.

 

 


n. 179 del 2008-07-29 pagina 0

Codacons, numero verde fantasma: informazioni solo a pagamento
di Matthias Pfaender

 

La linea gratuita esiste, ma risponde una voce registrata. Per tutte le operazioni si deve chimale il numero "892" che costa 2,57 euro al minuto, più scatto alla risposta

da Milano

Il numero gratuito che non serve a niente, il numero che a qualcosa serve ma che si paga, e tanto, quasi come un telefono erotico. Succede anche questo, nel mondo del consumerismo all’italiana. Lo abbiamo scoperto provando a contattare il Codacons.
Chiamando il numero verde risponde una cristallina voce di ragazza: «Devi chiamare da un telefono cellulare, ciao!». E la linea cade. Ecco la prima sorpresa: il numero gratuito del Codacons - un «numero per aiutare i cittadini a difendersi» - non può essere chiamato da rete fissa. Al secondo tentativo, effettuato con un cellulare, ecco partire un’altra registrazione, ma questa volta dell’avvocato Carlo Rienzi in persona, il numero uno del Codacons, che subito ricorda all’ascoltatore che può avere «già 500 euro» come risarcimento per la pubblicazione su internet del proprio reddito del 2005. «Basta iscriversi alla newsletter dell’associazione per ricevere il modulo di richiesta risarcimento» sottolinea. Un’informazione certamente interessante, forse data con toni troppo semplicistici: possibile che chiunque, fra trentadue milioni di italiani che hanno visto le proprie entrate sbattute sul web, abbia «già» diritto a ricevere 500 euro? E questi fantomatici 16miliardi di euro di risarcimenti, chi dovrebbe averli «già» messi a disposizione? Se la prima arma di un consumatore per difendersi dai soprusi è una corretta informazione, un’associazione dei consumatori che utilizza un linguaggio da spot televisivo per presentare i suoi servizi rischia di rendere un cattivo servizio. E infine, possibile che per ottenere un risarcimento dovuto a tutti, si debba passare per forza attraverso un agente terzo, e affidargli il nostro nome, cognome, indirizzo di posta elettronica e residenza?
Ma torniamo alla telefonata: quando si potrà parlare con qualcuno in carne e ossa per esporre un problema da consumatore? La risposta arriva coll’avanzamento della registrazione: «Per ricevere gratuitamente informazioni sulle nostre battaglie e iniziative, e sapere come difenderti dai suprusi, premi il tasto uno sul tuo telefonino». Detto fatto. Ma non succede nulla. Non si viene reindirizzati a un centralino, non si parla con un operatore, non si ottiene nulla, tranne la laconica voce registrata - l’ennesima - dell’operatore telefonico: «il numero richiesto è inesistente».
Risultato: due telefonate e nessuna informazione. Come fa il consumatore a parlare con qualcuno? La risposta, sorprendente, si trova sul sito dell’associazione «www.codacons.it»: chiamando l’892.007, «numero unico per appuntamenti e informazioni», si può fissare un incontro con un esperto dell’associazione. Peccato che il numero in questione sia caro - non quanto i famigerati 899, che pure ricorda - ma comunque non certo economico: 1,80 euro al minuto più scatto alla risposta di 12 centesimi se si chiama da rete fissa, mentre da rete mobile il costo aumenta: da 0,18 a 0,30 euro come scatto alla risposta, e da 1,86 a 2,57 euro a minuto. Un costo paragonabile a una messaggeria di appuntamenti.
Ma per Rienzi è tutto ben motivato: sul sito dell’associazione il presidente spiega come il numero a pagamento sia uno strumento necessario per raccogliere fondi visto che «a differenza di altre associazioni di consumatori che hanno la loro sede spesso presso sedi sindacali o addirittura ospedali, il Codacons non ha altri sostegni o appoggi di alcun genere oltre ai contributi dei propri associati». Falso. Il Codacons, come le altre 15 associazioni del Cncu, riceve massicci finanziamenti pubblici che coprono, nel caso dell’associazione di Rienzi, secondo le stime degli esperti del Sole24Ore, il 43% delle entrate.

Codacons, numero verde fantasma: informazioni solo a pagamento


Il numero gratuito che non serve a niente, il numero che a qualcosa serve ma che si paga, e tanto, quasi come un telefono erotico. Succede anche questo, nel mondo del consumerismo all’italiana. Lo abbiamo scoperto provando a contattare il Codacons.
Chiamando il numero verde risponde una cristallina voce di ragazza: «Devi chiamare da un telefono cellulare, ciao!». E la linea cade. Ecco la prima sorpresa: il numero gratuito del Codacons - un «numero per aiutare i cittadini a difendersi» - non può essere chiamato da rete fissa. Al secondo tentativo, effettuato con un cellulare, ecco partire un’altra registrazione, ma questa volta dell’avvocato Carlo Rienzi in persona, il numero uno del Codacons, che subito ricorda all’ascoltatore che può avere «già 500 euro» come risarcimento per la pubblicazione su internet del proprio reddito del 2005. «Basta iscriversi alla newsletter dell’associazione per ricevere il modulo di richiesta risarcimento» sottolinea. Un’informazione certamente interessante, forse data con toni troppo semplicistici: possibile che chiunque, fra trentadue milioni di italiani che hanno visto le proprie entrate sbattute sul web, abbia «già» diritto a ricevere 500 euro? E questi fantomatici 16miliardi di euro di risarcimenti, chi dovrebbe averli «già» messi a disposizione? Se la prima arma di un consumatore per difendersi dai soprusi è una corretta informazione, un’associazione dei consumatori che utilizza un linguaggio da spot televisivo per presentare i suoi servizi rischia di rendere un cattivo servizio. E infine, possibile che per ottenere un risarcimento dovuto a tutti, si debba passare per forza attraverso un agente terzo, e affidargli il nostro nome, cognome, indirizzo di posta elettronica e residenza?
Ma torniamo alla telefonata: quando si potrà parlare con qualcuno in carne e ossa per esporre un problema da consumatore? La risposta arriva coll’avanzamento della registrazione: «Per ricevere gratuitamente informazioni sulle nostre battaglie e iniziative, e sapere come difenderti dai suprusi, premi il tasto uno sul tuo telefonino». Detto fatto. Ma non succede nulla. Non si viene reindirizzati a un centralino, non si parla con un operatore, non si ottiene nulla, tranne la laconica voce registrata - l’ennesima - dell’operatore telefonico: «il numero richiesto è inesistente».
Risultato: due telefonate e nessuna informazione. Come fa il consumatore a parlare con qualcuno? La risposta, sorprendente, si trova sul sito dell’associazione «www.codacons.it»: chiamando l’892.007, «numero unico per appuntamenti e informazioni», si può fissare un incontro con un esperto dell’associazione. Peccato che il numero in questione sia caro - non quanto i famigerati 899, che pure ricorda - ma comunque non certo economico: 1,80 euro al minuto più scatto alla risposta di 12 centesimi se si chiama da rete fissa, mentre da rete mobile il costo aumenta: da 0,18 a 0,30 euro come scatto alla risposta, e da 1,86 a 2,57 euro a minuto. Un costo paragonabile a una messaggeria di appuntamenti.
Ma per Rienzi è tutto ben motivato: sul sito dell’associazione il presidente spiega come il numero a pagamento sia uno strumento necessario per raccogliere fondi visto che «a differenza di altre associazioni di consumatori che hanno la loro sede spesso presso sedi sindacali o addirittura ospedali, il Codacons non ha altri sostegni o appoggi di alcun genere oltre ai contributi dei propri associati». Falso. Il Codacons, come le altre 15 associazioni del Cncu, riceve massicci finanziamenti pubblici che coprono, nel caso dell’associazione di Rienzi, secondo le stime degli esperti del Sole24Ore, il 43% delle entrate.
#1 mittler (342) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 18:59 scrive:
SOn contento di questo articolo e dei commenti pervenuti dalle vittime del codacons. Così imparate a non abboccare pagando una tessera 50 euro! L'avete capito ora che codacons e tutte le altre sedicenti 'associazioni dei consumatori' sono una trappola mangiasoldi? Qualche magistrato in ascolto?
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#2 tartarugaviva (40) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 16:34 scrive:
vogliamo pure commentare......
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#3 Ailuros (54) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 15:13 scrive:
On. Tremonti il finanziamento alla Codacons è inutile. TAGLIARE. Se lo rivogliono, smettano di chiedere dei soldi agli utenti.
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#4 guegno (24) - lettore
 
il 14.07.08 alle ore 13:26 scrive:
Basta! era ora,non se ne può più. Paghiamo tutto e tutti,furbetti e meno furbi,vedendo la televisione o leggendo i giornali saltano fuori le sigle più disparate ,presidente di quà presidente di là segretario nazionale di chè,tutti che dicono tutti che protestano ,ma con quale investitura,se non quella di accaparrarsi qualche posto al sole.Sono DISGUSTATO.


n. 179 del 2008-07-29 pagina 11

Il Codacons scrive tanto, ma non legge molto
di Redazione

Gentile Direttore,
nel congratularci come al solito per l’idea di pubblicare oggi una inchiesta sulle associazioni dei consumatori da parte del suo giornale, lamentiamo solo alcune imprecisioni e omissioni.
- Il nostro numero verde funziona perfettamente (il ditino del vostro cronista invece non deve funzionare poi così bene se non è riuscito a premere il tasto 1 e iscriversi) (...). Il titolo del Giornale di pag. 2, invece, che in grandi caratteri fa pensare che il numero verde sia a pagamento e che le informazioni del numero verde siano a pagamento non è una imprecisione, ma un «grido», teso ad attirare lettori, altamente ingannevole (certo più della possibilità – prevista dalla legge sulla privacy – di avere un risarcimento di 500 euro per la pubblicazione on line del reddito). Addirittura forse tale titolo ci costringerà – ma il giudizio è lasciato al nostro potentissimo e agguerritissimo ufficio legale – a querelare con molto dolore il vostro bel quotidiano.
- Il call center unico 892.007 è stato ed è di grande aiuto ai consumatori e non è un caso che l’Autorità delle TLC lo abbia escluso dalla disattivazione automatica (...) in quanto numero di rilevante utilità sociale. (...) Forse il suo corretto Giornale avrebbe potuto anche dire che una parte del costo della telefonata va all’associazione Mary Poppins per l’assistenza ai bambini malati di cancro del Policlinico Umberto I e contribuirà ad acquistare una cabina per i trapianti di cellule staminali.
- Avete fatto pensare che i fondi erogati dallo Stato con le multe incassate dall’Antitrust servano per finanziare le associazioni, ma avete omesso di dire – e quindi non è falso quanto da noi dichiarato circa il fatto che unica fonte di finanziamento sono gli iscritti – che quei fondi devono essere integralmente utilizzati per il progetto approvato e non per finanziare le ordinarie attività delle associazioni. E se il vostro cronista avesse approfondito si sarebbe accorto che il nostro progetto COPALCONS ha prodotto un libro bianco sulle pubblicità dei prodotti alimentari e oltre 170 procedimenti di controllo a carico di aziende che effettuavano pubblicità ingannevole. Anche per questo le Autorità indipendenti ci ringraziano del duro lavoro che facciamo e che produce pulizia nel mercato e fanno incassare quelle multe che poi tornano solo in parte a noi (la metà, dall’anno scorso, se le pappano le Regioni, e forse su come utilizzano loro quei soldi sarebbe bene fare una inchiesta).
Presidente Codacons
***
Gentile avvocato Rienzi,
il ditino del nostro cronista funziona benissimo. Così bene che, anche dopo aver letto la sua lettera, ha riprovato l’operazione. Peccato che dopo aver pigiato il tasto 1 la comunicazione sia caduta nel silenzio. Allora ha riprovato un altro cronista: idem. Forse andrebbe data una controllata al vostro numero verde. Il titolo di pagina 2 racconta del numero verde monco e quindi fantasma, poi sostiene che le informazioni telefoniche si possono avere solo a pagamento, il che, visto che si tratta di un 892, appare incontestabile anche dal più agguerrito degli uffici legali. A noi tutto questo risulta anche molto meno ingannevole del messaggio registrato che parla della possibilità di avere un risarcimento per la pubblicazione dei redditi on line: «Puoi avere già 500 euro». Quel «già» sembra voler significare «subito». E a noi non risulta proprio che sia così. Ci risulta, invece, di aver fatto molte inchieste sui soldi delle Regioni, come di tutte le amministrazioni pubbliche. Ma forse l’avvocato Rienzi non le ha lette.